La manovra della Banca Nazionale Svizzera che ha fissato a 1.2 la soglia minima Franco-Euro ha di fatto reso la Svizzera una sorta di fondo salva stati europeo. Mettere il limite a 1.20 è credere (o sperare) che l’Euro si rafforzi. In quest’ottica l’errore è quello di pensare che la crisi della “moneta unica” stia per finire, mentre invece i dati macroeconomici sembrano dirci il contrario, e cioè che siamo solo agli inizi. Questa situazione porterà la Banca nazionale a comprare altre grossissime quantità di Euro nel caso in cui si verificassero nuove perdite di valore della moneta europea. Questi soldi non resteranno sicuramente in soffitta, bensì saranno investiti in titoli di stato europei. In poche parole la Svizzera diventerà sempre più un grosso creditore dell’Eurozona, e dunque la Confederazione porterà i rischi di una sua possibile debacle.
Questa politica, sommata agli altri maldestri tentativi della Banca Centrale di sostenere l’Euro, causerà delle grosse perdite in bilancio, e dunque essa non sarà più in grado di distribuire i dividendi a Confederazione, Cantoni e Comuni. Questa manovra sarà perciò pagata dai lavoratori, perché il Miliardo che la Banca Centrale mancherà di girare alla Confederazione da una parte o dall’altra si avrà la necessità di andare a riprendere, e senza un cambio di rotta radicale nella politica elvetica, i soliti continueranno a pagare la crisi di altri. Una crisi causata da un sistema che ha perso ormai ogni credibilità ma che è ancora sostenuta dai Manager e gli azionisti che la nostra “destra” difende a spada tratta. Quest’intervento salverà sì qualche posto di lavoro nelle industrie di esportazione, ma farà ricadere tutto il suo peso sui lavoratori stessi, mantenendo però invariati i margini di profitto dettati dalle aziende.
Invece di questa controproducente politica monetaria, sarebbe più sensato intervenire per far sì che la Banca Centrale diventi la Banca che difende gli interessi dei cittadini, e non più un’istituzione favorevole solo al grande capitale finanziario. In questo senso sarebbe servito un altro tipo di manovra e cioè un pacchetto di salvataggio della popolazione (e non della finanza). Stampando 40 miliardi e mettendoli a disposizione della Confederazione, si sarebbero potuto trovare soluzioni mirate e più incisive rispetto al debolissimo piano di 870 milioni deciso qualche settimana fa dai nostri consiglieri federali.
Come prima cosa risollevare le fasce deboli della popolazione e cioè coloro che stanno pagando più di tutti la crisi. In quest’ottica sarebbe necessaria l’abolizione dell’IVA per i beni comuni, allo scopo di rilanciare i consumi, e una sua sostanziale riduzione nel settore del turismo. Vitale è anche ri-investire nelle assicurazioni sociali e in un servizio pubblico di qualità, capace di offrire buone prestazioni a prezzi accessibili a tutti. Non da ultimo è importante un intervento a sostegno delle aziende in serio pericolo di chiusura, per chiarirci non quelle che si vedono diminuire gli utili da spartirsi tra azionisti, ma quelle costrette al licenziamento, con la clausola che in futuro queste non potranno più licenziare per motivi economici. Dopo questo vero intervento di salvataggio la Confederazione dovrà dare la caccia agli autori del crac finanziario, ritirando i loro bonus milionari.
Alessandro Lucchini, candidato al Consiglio Nazionale, Partito Comunista.
Alessandro,
la tua analisi mi sembra un po’ superficiale. Mi permetto di sottoperti alcune considerazioni:
1) Si è fissato un floor a 1.20 proprio perché si teme che i grandi speculatori portino il franco stabilmente sotto quel livello, non sicuramente perché si crede che l’euro si rafforzi in futuro. Fissare la soglia a 1.20 vuole solo dire salvare migliaia di posti di lavoro (già sotto 1.30 molte aziende vendono/ esportano in perdita).
2) Mi chiedo dove è finito lo spirito Europeista della nostra sinistra. Noi Svizzeri non vogliamo fare la nostra parte? Vogliamo rimanere chiusi su noi stessi con i nostri denari? Non vogliamo condividere la nostra ricchezza e benesse con gli altri lavoratori Europei meno fortunati di noi? I lavoratori Europei non si meritano il nostro aiuto e i nostri soldi? Frasi del tipo: “questa politica, sommata agli altri maldestri tentativi della Banca Centrale di sostenere l’Euro, causerà delle grosse perdite in bilancio, e dunque essa non sarà più in grado di distribuire i dividendi a Confederazione, Cantoni e Comuni” mi sembra molto da UDC ed è figlia di un egoismo strisciante che vede l’ostinata protezione dei privilegi di pochi a scapito di molti (per parafrasare un mantra marxista –lininista).
3) L’IVA è un’imposta sul consumo che è altamente iniqua e distorsiva. Tutti sono d’accordo. Ma cosa vuoi che cambi nel potere d’acquisto delle classi sociali piu’ povere se al posto di pagare un litro di latte 1.5 CHF lo pagano 1 CHF? Bisogna agire su quello che incide veramente sul potere d’acquisto dei lavoratori: affitto, cassa malati e sgravi fiscali per i lavoratori dipendenti.
4) Lo stesso meccanismo di aiuti alle aziente in difficoltà (cioè che non producono piu’ con criteri di economicità) obbligandole in contropartita a non licenziare è lo stesso meccanismo che ha creato i problemi in europa. In italia, Spagna e Grecia gli aiuti di stato alle grandi imprese sono stati sempre usati come merce di scambio dai politici per creare artificialmente occupazione, e quindi per ottenere puro consenso elettorale. Il risultato è davanti a tutti: sistema produttivo che non è assolutamente competitivo e voragini nei bilanci statali. Vogliamo veramente importare questo modo di operare in Svizzera?
5) I veri artefici del crac sono i politici: loro anno creato i semi dell’attuale situazione economica. Non hanno mai regolamentato il sistema bancario a dovere e hanno sperperato le risorse dello stato per pure convenienze elettorali.
Caro Moralizzatore,
Innanzitutto grazie per aver commentato l’articolo sul Blog.
Vorrei risponderti puntualmente alle perplessità da te presentate:
1)
La mia analisi parte dal fatto che le distorsioni strutturali del sistema europeo attuale porteranno inevitabilmente a nuovi crolli di valore della “moneta unica” e dunque alla Banca Nazionale Svizzera di “svenarsi” per contenere le oscillazioni di cambio all’1.2. Scopo dell’articolo era far notare come questo intervento salverà sì qualche posto di lavoro, ma avrà nel medio-lungo periodo un effetto negativo su tutti i cittadini/lavoratori che sarà purtroppo maggiore rispetto ai benefici che si avranno nel breve periodo.
Come confermi anche tu, la soglia di 1.2 è ancora troppo bassa per far sì che le aziende in difficoltà non vendino/esportino sottocosto e quindi i licenziamenti continueranno a sussistere. Ragione per cui credo che i “costi” derivanti dalla manovra siano maggiori dei benefici.
In più bisogna anche tenere presente che c’è il rischio che la scusa del “Franco forte” possa accelerare le “ristrutturazioni” aziendali, dando il via in questo momento particolare all’effettuazione di tagli nelle rispettive organizzazioni.
Era a mio modo di vedere più sensato operare diversamente, devolvendo i soldi che si verranno a perdere con questo intervento, a favore del potere d’acquisto delle fasce deboli della popolazione e effettuando interventi diretti nell’economia. Nei punti successivi ti spiegherò più precisamente cosa intendo.
2)
Da comunista, posso dirti che lo spirito “Europeista” da te citato esiste ma non è possibile sulla base del modello organizzativo dell’UE. Il semplice progetto d’unione di diversi territori purtroppo non permette automaticamente ai lavoratori più fortunati di contribuire alla ricchezza dei lavoratori più sfortunati. Il modello Europeo attuale infatti, fin dalla sua fondazione, ha attuato politiche di contrazione dei costi del lavoro e di taglio alle assicurazioni sociali a favore dei grandi capitali europei che, aumentando le disuguaglianze di distribuzione della ricchezza non permette questo processo. È un primo dato di fatto che purtroppo non si può smentire. La libera circolazione delle persone purtroppo non si è trasformata nell’ideale di libero spostamento del lavoratore-cittadine tra le diverse aree territoriali, bensì di libero sfruttamento del lavoratore. Infatti questi meccanismi hanno portato i lavoratori a farsi concorrenza tra loro, creando una vera e propria guerra tra poveri, rea di diminuire i salari e dunque di creare benefici solo i proprietari d’impresa. A favore della tesi del fallimento di questa UE (nell’ottica del lavoratore e per la costruzione di una Europa solidale) si può pensare all’accentuazione che si è verificata tra continuo aumento della produttività lavorativa e la stagnazione (o in alcune nazioni diminuzione) dei salari reali (dunque erogati dal lavoro e dalle prestazioni sociali) e dunque la diminuzione della proporzione di ricchezza che i lavoratori possiedono sul totale della ricchezza prodotta, e non da ultimo dei forti aumenti dei tassi di disoccupazione. Questa UE non permette l’emancipazione dei lavoratori, ma crea una pericolosissima “forbice” tra la Germania e le altre aree europee. Questa forbice è sinonimo delle differenze nei costi monetari per unità prodotta che si stanno divaricando sempre più tra Germania e altri Stati Europei, portando alla “mezzogiornificazione” di diversi territori come a Krugman piace definire. Il concetto di “internazionalismo proletario”, dove i lavoratori si aiutano e condividono i frutti del lavoro distribuendoli tra loro la ricchezza prodotta è l’ideale che sento più forte, ma analizzando concretamente la situazione europea odierna, questo non può avvenire né all’interno dell’UE nè avvicinando la Svizzera all’UE. Per questo fino a quando i rapporti di forza non cambieranno, (e qui il movimento delle forze progressiste deve saper lavorare insieme ma non facendo il gioco di rafforzare il progetto UE) mi sento di dire che la Svizzera deve continuare a intraprendere la via degli accordi bilaterali, ma rinegoziandoli a favore di quelli che sono i bisogni della popolazione (e non seguendo i diktat di Bruxelles) e arginando i problemi derivanti dalla libera circolazione delle persone che, non avendo a disposizione di adeguate misure di accompagnamento, sta di fatto peggiorando le condizioni di vita dei lavoratori in generale: sia svizzeri che frontalieri.
Il fatto poi che la Banca Centrale effettuerà delle perdite in termini di bilancio non è una cosa di poco conto, perché i soldi che mancheranno dovranno sborsarli sempre e solo i lavoratori, attraverso le politiche liberali di tagli alle assicurazioni sociali. Non capisco cosa ha di UDC questa affermazione!
3)
Mi fa piacere che sei d’accordo sul fatto che l’IVA è totalmente antisociale. Questa è già una ragione sufficiente per cui bisognerebbe abolirla. Quello che come Partito Comunista cerchiamo di portare avanti, e io a titolo personale ne sono totalmente convinto, è che per uscire da questo momento di crisi bisogna ridare potere d’acquisto alle fasce più deboli della popolazione, coloro che, per intenderci, hanno una più elevata propensione al consumo, creando così un motore interno alla nazione. (Questa sarebbe la soluzione più sensata per uscire dalla crisi economica mondiale, al contrario delle politiche d’austerità che l’UE e gli USA stanno favorendo). In termini di benefici avremo maggiori consumi e dunque una maggiore domanda interna. In quest’ottica noi siamo per un salario minimo garantito di 4000 CHF, un salario minimo capace di ridare dignità al lavoro. Siamo per l’edificazione di alloggi a prezzi popolari, accessibili a tutti. Siamo per una cassa malati unica pubblica e con i premi in base al reddito. Siamo anche aperti a sgravi fiscali sui redditi modesti. E in quest’ottica siamo anche per l’abolizione dell’IVA che come studi economici dimostrano aumenterebbe significantemente il potere d’acquisto e dunque i consumi. (se come nel tuo esempio su ogni prodotto si risparmierebbe 50 centesimi, alla fine del mese non pensi che avremo un bel risparmio e di conseguenza un aumento dei consumi?) Come PC abbiamo poi anche lanciato la campagna per uno “Scudo sociale” dove si difende a spada tratta tutti gli attacchi alle assicurazione sociali. Nell’articolo ho citato l’IVA perché una sua abolizione favorirebbe in modo importante anche la ripresa del settore turistico che con il Franco forte sta annaspando.
4)
Lo Stato non deve fare gli errori come con UBS, dove si sono usati i soldi dei cittadini non avendo come controparte una rassicurazione su come in futuro si sarebbe comportata l’azienda. UBS continua imperterrita nei settori di speculazione finanziaria che l’hanno portata al tracollo e continua con i licenziamenti di massa, come se nulla fosse successo. Quello che nell’articolo proponevo è che invece dell’intervento della BNS sarebbe stato meglio aiutare, con interventi diretti, quelle aziende che sono costrette a vendere sottocosto, ma avendo delle rassicurazioni per il futuro lavorativo dei dipendenti. Conosco bene i mezzi che i politici hanno per manipolare le sensazioni economiche prima delle elezioni. La diminuzione del moltiplicatore fiscale nei comuni è un esempio lampante. Qui però non si tratta assolutamente di questo, perché con una richiesta del genere si mantengono dei posti di lavoro sicuri, e non sarebbe dunque una mossa passeggera come il “giochetto” dei politici. Per quel che riguarda la competitività, la Svizzera dispone di vantaggi competitivi che non sono derivati dal basso costo del lavoro e non dobbiamo dunque fare l’errore di andare a competere su questi fattori con aree strutturalmente diverse a noi. Penso sei conscio anche te che la manovra della BNS causerà delle grosse perdite in termini di bilancio. Quello che proponevo io è che invece di tenere questa “leggera” soglia di 1.2 forse sarebbe stato meglio fare degli interventi diretti finanziati dalla BNS stessa stampando moneta. Quello che sta portando gli Stati Europei ha indebitarsi fortemente è anche perché non hanno più a disposizione il controllo della propria moneta!
5)
Sono solo in parte d’accordo con te. La crisi attuale è una crisi strutturale del sistema economico occidentale, e i politici, rispecchiando i rapporti di forza presenti nel sistema economica presente, tendono a favorire gli interessi di chi ha la “meglio” in questo rapporto di forza. È dunque “normale” che ad esempio la mancanza di regolamentazioni nel settore bancario avvengono perché qualche Lobby bancaria ha potere decisionale. Il sistema finanziario, e dunque la mancanza di vere regolamentazioni, è solo una parte del problema scatenante la crisi. Il sistema finanziario nasce dalla necessità di ritrovare i margini di guadagno che l’economia reale non riesce più a “distribuire” ai detentori del capitale. [per approfondire quello che intendo ti invito a leggere i due articoli: “Riflessioni sulla crisi” e “Crisi economica: interpretazioni e sviluppi” sul Blog].
In conclusione vorrei far notare che se l’articolo può sembrare superficiale è probabilmente dovuto anche al fatto che essendo un articolo da divulgare attraverso i media, e dunque con restrizioni di numero di caratteri, ho dovuto tralasciare diverse parti di analisi che avrei voluto inserire.
Ti ringrazio ancora molto per il tuo commento, spero di aver risposto alle tue interessanti considerazioni, e spero potremmo continuare questo discorso.